Il 20 febbraio 2016 è stato pubblicato sul Journal of Occupational Medicine and Toxicology lo studio sugli operai dell’Acciaieria di Borgo. Sono stati studiati 331 operai con più di un anno di lavoro, per un periodo di 30 anni (1979 – 2009).

E’ stata studiata la mortalità (riferimento la popolazione generale) e le malattie attraverso i codici di esenzione dei ticket sanitari.

Si è trovato un eccesso di mortalità per tutte le cause (SMR 1.13) , per i tumori polmonari (statisticamente significativo) , per le malattie cardiovascolari e per gli incidenti al di fuori dell’ambiente di lavoro.

Sul versante delle malattie vi è un eccesso statisticamente significativo per il diabete, per l’ipertensione e per le malattie cardiovascolari.

In conclusione di fronte alla pericolosità delle emissioni (polveri) di un’acciaieria è necessario massimizzare i sistemi di sicurezza applicando le migliori tecnologie esistenti per contenere le emissioni diffuse entro i più ristretti limiti.

Contenere le emissioni diffuse entro i più ristretti limiti, è previsto dalla legge della Provincia Autonoma di Trento  e precisamente dall’art. 6 del DPGP 28.01.1987 n. 1-41 (TULP).

La legge pare violata lì dove, nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, si definiscono “fuggitive” anziché diffuse le emissioni dal forno fusorio, le più importanti in un’acciaieria a forno elettrico.

Questo aspetto è stato sollevato nel Ricorso al Capo dello Stato presentato dai Medici per l’Ambiente. Si è in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato. Al di là dell’esito giudiziario, appare comunque a noi chiara la volontà dell’amministrazione provinciale di non imporre onerosi adeguamenti all’acciaieria. A scapito della salute degli operai e della salute pubblica.