Lettera spedita ai media Trentini il 19/2/2018. Solo il quotidiano “Trentino” ne ha pubblicato uno stralcio il 21 febbraio

Egr. Direttore,

mediante e-mail dell’8 febbraio scorso si è segnalato un fatto, a nostro avviso, grave per le conseguenze sulla salute pubblica: con una modifica alla legge provinciale si è permessa una deroga al rispetto dei valori limite provinciali per gli inquinanti. Il nuovo art. 51.1 del testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti (TULP), approvato in sordina il 17 giugno 2015 dal Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, consente alle industrie soggette ad Autorizzazione integrata Ambientale (AIA) di poter richiedere, qualora i limiti provinciali siano più restrittivi, l’adeguamento delle autorizzazioni ai valori limite di emissione fissati in base alle “migliori tecnologie disponibili”.

A prima vista sembra un tecnicismo di poca rilevanza, ma purtroppo non è così e come sempre il diavolo sta nei dettagli. Si cercherà di contestualizzare questa norma in una realtà a noi conosciuta come quella dell’acciaieria di Borgo Valsugana per spiegarne meglio le conseguenze.

Le “migliori tecnologie disponibili”, spesso indicate con l’acronimo inglese BAT (best available techniques), gestite dalla Commissione Europea, hanno un significato terminologico quantomeno fuorviante. Non si tratta di reali “migliori tecnologie disponibili”, ma di documenti che fissano i limiti degli inquinanti per i vari settori industriali. Questi limiti, alla cui definizione concorrono anche i produttori, sono talora molto permissivi, come è nel caso delle acciaierie. Per l’acciaieria elettrica di Borgo Valsugana le BAT prescrivono un abbattimento del 98% delle polveri totali. La quantità di polveri prodotte dal forno di un’acciaieria è assai considerevole, attorno ai 1500 Kg/ora. L’ing. Angelo Borroni del Politecnico di Milano nella perizia per la Procura di Trento sull’acciaieria di Borgo scrive testualmente: “… l’obiettivo di abbattere il 98% indicato nelle BAT risulta anacronistico […] una frontiera di retroguardia, cioè un prestazione ambientale ampiamente superata da decenni […] il 2% di polveri liberate in atmosfera si tradurrebbe in circa 30 kg/h … il territorio dell’intera valle, e non solo della valle, si renderebbe immediatamente conto di cosa significa rilasciare in atmosfera il 2% delle polveri generate dall’attività”. Ora appare più chiaro il significato del nuovo art. 51.1 del TULP: in pratica si concede, nel caso dell’acciaieria, di emettere non 2,88 Kg/ora di polveri secondo i limiti della legge provinciale (TULP), ma ben 30 Kg/ora come prescrivono le BAT (più di 10 volte).

E non si tratta di polveri qualsiasi. Il 40% di emissioni di un’acciaieria elettrica sono PM2,5 classificate come cancerogene certe per l’uomo (classe 1 della IARC). Nelle polveri dell’acciaieria oltre alle PM2,5  sono state documentate altre 7 sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo (cromo, arsenico, cadmio, composti del nickel, benzopirene, PCB e diossine). Uno studio condotto nel periodo 1979 – 2009 sulla mortalità degli operai dell’acciaieria di Borgo ha dimostrato che le condizioni di lavoro erano tutt’altro che accettabili: si è rilevato un aumento di morti per tumori polmonari e un eccesso di morti per tutte le cause (con una stima di 16 morti evitabili su 29 totali).

Il nuovo art. 51.1 del TULP non è di per se illegittimo. Ma è di fatto illogico: si concede la possibilità al produttore di alzare i valori limite provinciali, quando in genere avviene il contrario. Di solito l’autorità competente stabilisce valori limite più bassi di quelli nazionali o di quelli associati alle BAT come in questo caso. Certamente questa deroga (che può essere richiesta dal gestore dell’attività in qualsiasi momento) stride con la logica generale che prevede l’applicazione di limiti sempre più bassi per l’emissione di sostanze pericolose.

Non è la prima volta che all’acciaieria di Borgo si fanno speciali concessioni a scapito della salute collettiva. Nella prima Autorizzazione integrata Ambientale del 2007 è stato permesso l’innalzamento dei limiti delle diossine di 1000 volte, caso unico in Italia. Si pensava che questi fatti appartenessero al passato e si fosse imparata la lezione. I cittadini e i volontari delle associazioni che si sono occupati dei problemi dell’acciaieria di Borgo si sentono letteralmente presi in giro!

In Europa vi sono 428 mila morti all’anno per inquinamento secondo uno studio accreditato. L’Italia è al vertice della classifica con 91.000 morti all’anno, davanti a Germania (86.000), Francia (54.000), Regno Unito (50.000) e Spagna (30.000). L’inquinamento dell’aria con polveri sottili (PM10 e PM2,5) è il primo responsabile di queste morti premature.

Si ritiene che le principali fonti di polveri sottili (PM) siano il traffico automobilistico e il riscaldamento domestico, ma questo non si è rivelato vero alla prova dei fatti, perlomeno in alcune realtà dove si sono fatti studi specifici al riguardo. Ad esempio a Cremona uno studio dell’ARPA Lombardia ha rilevato che il contributo dell’industria arrivava fino al 60 % delle PM10 totali. Ad Aosta, la sola acciaieria di Cogne secondo la stessa ARPA della Valle d’Aosta contribuisce per ben il 40% al livello della PM10 totali.

Le industrie più inquinanti sono acciaierie, cementifici, raffinerie e industrie chimiche. L’Italia è ai vertici della classifica in Europa per numero di acciaierie elettriche (sarebbe meglio definirle fonderie di rifiuto ferroso) e numero di cementifici, le due industrie più inquinanti in assoluto.

L’esperienza di acciaierie come l’ILVA di Taranto e di Borgo Valsugana ci insegna come, a fronte di crisi economico-occupazionali, esista il rischio concreto di consentire la produzione in assenza di adeguamento degli impianti a standard ambientali e di tutela della salute accettabili.

Molti impianti industriali come quello di Borgo, andrebbero completamente rifatti, con una progettazione che permetta il contenimento entro i più ristretti limiti delle emissioni diffuse (le emissioni, rilevanti per quantità, che si diffondono all’esterno senza filtraggio degli inquinanti). Gli investimenti messi in campo dal nuovo gestore dell’acciaieria di Borgo non sembrano sufficienti a risolvere il problema alla radice. Ci vorrebbe un patto fra azienda, istituzioni e cittadini per trovare le soluzioni (e i finanziamenti) più confacenti, come si è fatto a Linz in Austria dove negli anni ottanta esisteva un’acciaieria con rilevanti problemi di inquinamento ambientale. Ora l’acciaieria di Linz è un impianto modello, esempio di Green Economy, dopo essere stato completamente rifatto secondo criteri di rispetto della salute e dell’ambiente, con piena soddisfazione dei cittadini. A Linz gli amministratori avevano posto limiti molto restrittivi, non limiti più permissivi come nel caso del Trentino.

Mi si conceda in conclusione di ricordare come il contributo dei mezzi di informazione sia indispensabile per innescare un processo virtuoso di investimenti a salvaguardia sia della produzione, sia della salute degli operai e dei cittadini.

Mettendomi a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, porgo un cordiale saluto.

La Presidenza di ISDE Trentino

Dr. Roberto Cappelletti