Pubblicato 30 settembre 2018

PREMESSA

 

Vi sono continue segnalazioni da parte dei cittadini e dei comitati della Valsugana di frequenti episodi di emissioni aeriformi “diffuse” dalla sommità del forno elettrico dell’acciaieria (chiamate comunemente “fumate”), documentate da numerosi filmati, presentati anche nel corso di serate pubbliche.

Per emissioni “diffuse” si intendono quelle emissioni in atmosfera che avvengono durante le normali attività produttive, che non vengono neutralizzate da idonei sistemi di contenimento. Le emissioni “diffuse” dovrebbero essere trasformate in emissioni “canalizzate”,  (cioè aspirate, filtrate, eventualmente trattate  per inquinanti come le diossine, e infine espulse dai camini) .

Le “fumate” sono riconoscibili ad un occhio esperto e sono ben distinguibili da altre emissioni, ad esempio dal pennacchio di vapore acqueo che solitamente esce dalla sommità del capannone al di sopra della zona della colata continua.

Nel tardo 2009 è stata istallata una cappa ausiliaria, sopra la zona forno  intervento denominato anche “revamping” dell’impianto di aspirazione e abbattimento fumi.  Pur tuttavia, le continue  segnalazioni da parte di cittadini e comitati della Valsugana dopo il 2010, indicano che il problema non è completamente risolto e necessita di ulteriori correttivi.

Secondo l’Ing. Angelo Borroni, perito del Tribunale di Trento nell’inchiesta “Fumo negli occhi”,  le “emissioni diffuse” dalla zona forno sono quantitativamente importanti. Le emissioni “diffuse” infatti sono risultate essere circa dieci volte  le emissioni che escono dai camini (le misurazioni sono state eseguite nel 2011 dopo il “revamping” dell’impianto). Le emissioni “diffuse” sono dovute principalmente all’incapacità dell’involucro di contenerle.  Per Borroni “le criticità che si osservano per alcune cariche, in particolare nelle fasi finali di caricamento, sono risolvibili agendo sulla segregazione, piuttosto che con ulteriore portata o volume di cappa. L’idraulica invita a rispettare le leggi della fisica: la vasca che trattiene il liquido non deve avere buchi; analogamente il contenitore destinato a trattenere fumi caldi, che la gravità porta in alto, non deve avere perdite, ma deve avere anche capacità sufficiente”.  Perizia 26set11 Borroni pag. 15).

Borroni consiglia alcuni correttivi, quali la segregazione/isolamento della zona forno, la chiusura laterale della zona forno (portoni temporizzati) e una cappa di ripresa che intervenga nelle fasi di punta. Borroni sottolinea inoltre come una buona conduzione dell’impianto sia fondamentale (si veda Perizia 26set11 Borroni, pag. 17 e seg.).

L’intervento più importante e cioè l’isolamento della zona forno,  inspiegabilmente non sarà mai considerato  nelle successive Autorizzazioni Integrate Ambientali (di seguito denominate AIA) dell’acciaieria di Borgo. Persino la cappa di aspirazione supplementare (M9) dalla zona forno al box scorie prevista dall’Autorizzazione Integrata Ambientale  del 22 novembre 2013, che avrebbe dovuto essere ultimata entro il 30 settembre 2014, non è mai stata concretizzata.

La pericolosità delle emissioni “diffuse” di un’acciaieria a forno elettrico è dovuta alle sostanze che la compongono: polveri fini e ultrafini, contenenti metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici (benzopirene). Queste sostanze tossiche per il sistema immunitario, riproduttivo e per lo sviluppo neurologico, sono classificate per lo più come cancerogeni di classe 1 (certamente cancerogeni per l’uomo) dell’International Agency for Cancer Research (IARC).

Uno studio epidemiologico proprio sugli operai dell’acciaieria di Borgo eseguito dai Medici per l’Ambiente nel periodo che va dal 1979 al 2009,  oltre a confermare i dati della letteratura internazionale sull’aumento dei tumori polmonari nei lavoratori dell’acciaieria, ha rilevato, un eccesso dei morti per tutte le cause e un aumento delle malattie cardiovascolari e del diabete. Su un totale di 29 morti sono state stimate 16 morti evitabili (Cappelletti R. et al. Health Status of Male Steel Workers at an Electric Arc Furnace in Trentino, Italy. Journal of Occupational Medicine and Toxicology, 2016, February 20th)

Lo studio conclude che le emissioni diffuse di un’acciaieria configurano una  particolare situazione di rischio per la salute che richiede le massime cautele.

Nondimeno il concetto di massimizzare gli standard di sicurezza non sembra essere recepito dall’ente autorizzativo della P.A.T. (Servizio Autorizzazione e Valutazioni Ambientali). Nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (di seguito AIA) del 30 ottobre 2007 al capo 2.5.3 a pag. 42, terzo paragrafo, si afferma che “ la tipologia degli inquinanti emessi dall’Azienda è assimilabile ad inquinanti a bassa pericolosità”.

“La principale fonte di emissioni diffuse è la fase di carica del rottame nel forno, durante la quale si generano enormi quantità di fumi, in parte sotto forma di gas e in parte di polveri”.  Le emissioni “diffuse” da forno elettrico sono dunque la principale causa dell’eccesso di malattie e morti registrato fra gli operai dell’acciaieria di  Borgo  negli anni 1979-2009 secondo il sopracitato studio.

Le altre tipologie di emissioni “diffuse”, ad esempio quelle provenienti dalla lavorazione LF, colata continua, scarico scorie dal mastello, condizionamento delle siviere,  movimentazione delle ferroleghe, carico e scarico di materiali polverulenti (ad esempio le polveri di abbattimento fumi), demolizione dei refrattari; movimentazione dei rifiuti in polvere; trasporto eolico delle polveri sedimentate sui piazzali, ecc. sono senz’altro meno importanti quantitativamente rispetto alle emissioni diffuse provenienti dall’attività del forno fusorio. Esclusivamente per queste tipologie di emissioni è prevista la realizzazione di 2 cappe supplementari, una sulla zona della colata continua e una sulla zona demolizione dei tini.

Il comitato Valsugana Attiva ha più volte denunciato gli episodi delle “fumate” all’APPA, non ricevendo, almeno finora, alcuna risposta operativa e/o provvedimento efficace per il contenimento delle “emissioni diffuse” dal forno elettrico dell’acciaieria.

 

FATTO

 

Ora, emergerebbe che le “emissioni diffuse” dalla zona forno dell’acciaieria di Borgo Valsugana non sarebbero nemmeno normate nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 22 novembre 2013 e successivi aggiornamenti (ultimo n. 105 del 28 febbraio 2018)  e quindi sarebbero emissioni non autorizzate. Questa tesi è illustrata in modo esaustivo nell’allegato parere  del perito Franco Giacomin, già consulente di codesta Procura.

Nel parere si afferma che “nel provvedimento A.I.A. n. 105/2018 viene usata una terminologia impropria (emissioni “fuggitive” anziché “diffuse” n.d.r) per rappresentare emissioni di origine diversa che vanno giuridicamente inquadrate in modo diverso e a cui devono essere applicate limitazioni e prescrizioni distinte”. Parere Giacomin

E si conclude: “L’A.I.A. non definisce il numero e la durata di ciascun episodio di emissione diffusa accettabile e pertanto ciascun episodio attuale di rilascio in atmosfera rappresenta un evento non autorizzato.

In pratica sarebbe bastato cambiare nome alle emissioni (e chiamarle “fuggitive” invece che “diffuse”) per non affrontare i problemi del loro contenimento!

* * *

La definizione di emissioni “diffuse” e “fuggitive” è riportata nel BAT Reference Document (BREF) sulle acciaierie: “Iron and Steel Production” e  non lascia adito a dubbi interpretativi[1]. I due concetti non dovevano e non potevano essere confusi, originandosi le emissioni “diffuse” dall’attività regolare, mentre le “fuggitive” sono eventi eccezionali dovuti ad esempio alla rottura di un condotto. Le emissioni “diffuse” necessitano di interventi strutturali per contenerle e captarle; le emissioni “fuggitive” si prevengono con una buona manutenzione. Le emissioni dalla zona forno non possono essere denominate “fuggitive” perché non c’è nessun condotto dalle quali scappano, ma si generano invece dalla normale attività del forno. Non si può risolvere il problema con una manutenzione, ma con interventi strutturali, quali quelli delineati dall’Ing. Borroni nella sua perizia.

Il prof. Angelo Borroni, l’ing. Santo Cozzupoli e lo stesso Giacomin, consulenti del tribunale di Trento nel procedimento “Fumo negli occhi”  (Procedimento Penale N. 6346/08-21 R.G.N.R.), designano, nelle loro relazioni, le emissioni provenienti dall’attività del forno come “emissioni diffuse”.

Per di più nelle prime Autorizzazioni Integrali Ambientali (30 ottobre 2007 e 19 agosto 2009) non si parla affatto di emissioni “fuggitive”, a riguardo delle emissioni dalla zona forno, ma di emissioni “diffuse”  e “secondarie” (in quanto riguardano l’incapacità del sistema di aspirazione secondario di contenerle).

Solamente nell’AIA del 22 novembre 2013 e successivi aggiornamenti, le emissioni da forno diventano improvvisamente “fuggitive”. (si veda allegato n.7, 8 e 9). Non sembra una coincidenza il fatto che questo avvenga dopo il ”revamping” dell’impianto di aspirazione e abbattimento fumi,  quando appare ormai chiaro che quest’ultimo non è sufficiente ad eliminare il fenomeno delle emissioni “diffuse” dalla zona forno, ma si renderebbero necessari aggiuntivi interventi strutturali.

Non sfugge il fatto che, il funzionario responsabile  che ha sottoscritto l’AIA del 19 agosto 2009, dove le emissioni da forno vengono catalogate come “diffuse”, è lo stesso che ha sottoscritto le AIA successive, dove invece le stesse emissioni vengono catalogate come “fuggitive”.

* * *

Nell’ultimo aggiornamento dell’AIA rilasciata il 28 febbraio 2018 dal Servizio Autorizzazione e Valutazione Ambientale della P.A.T,  a pag. 16 a riguardo delle emissioni “fuggitive” provenienti da “area forno, box scoria, Dog House etc.”, le uniche prescrizioni che vengono date al riguardo sono: a) il rispetto del “limite individuato dalle BAT (Best Available Technique) relativo all’efficienza media di aspirazione delle polveri (>98%)” che “deve essere garantito  in qualsiasi condizione di esercizio”, b) la garanzia di una “regolare e puntuale manutenzione di tutti i dispositivi adottati per contenere le emissioni fuggitive in atmosfera di inquinanti in forma diffusa” secondo i progetti presentati e approvati nel 2008 (cappa di aspirazione ausiliaria sopra la zona forno) e c) la “presenza” del portone atto a isolare la campata B del capannone.

Si sottolinea come la frase “contenere le emissioni fuggitive in atmosfera di inquinanti in forma diffusa”, costituisca un grossolano errore (per non voler pensare che sia stato un malriuscito tentativo di far coincidere due concetti antitetici -emissioni “diffuse” e “fuggitive”- di per se inconciliabili secondo le definizioni contenute nel BREF1).

Riguardo al punto b), le emissioni da forno non si possono fermare solo con la manutenzione, dal momento che esistono dei deficit strutturali come rileva Borroni, cioè il contenitore del forno non rispetta le leggi dell’idraulica, permettendo la fuoriuscita delle emissioni (diffuse!).

Altresì, la prescrizione che il “limite individuato dalle BAT relativo all’efficienza media di aspirazione delle polveri (>98%) deve essere garantito  in qualsiasi condizione di esercizio”, risulta priva di ogni effetto pratico.

Infatti, allo stato attuale non è dato sapere, vista la difficoltà di applicare metodi di misura delle “diffuse” condivisi,  se durante le “fumate” si superino i limiti delle BAT.

Tuttavia la normativa vigente non prevede che si debba riferirsi ai soli limiti delle BAT (peraltro molto ampi e anacronistici), ma, ai fini del contenimento delle emissioni diffuse, come riportato nell’allegato 2 al presente esposto, si sarebbero dovute applicare le prescrizioni ai sensi dell’art. 269, comma 4, e gli articoli 270 e 271 del D. leg. 152/2006, nonché i dettami della normativa provinciale (art. 3, comma 6, DPGP 28.01.1987 n. 1-41 (TULP). Secondo il comma 6 dell’art. 3 del TULP, le “emissioni diffuse” dovrebbero essere contenute “entro i più ristretti limiti”.

Per rimarcare come i limiti delle BAT siano insufficienti e come siano necessarie ben maggiori cautele per la tutela della salute pubblica secondo le normative vigenti, si riporta integralmente quanto il prof. Angelo Borroni del Politecnico di Milano osserva nella sua Perizia: ”Risulta evidente che l’obiettivo di abbattere il 98% indicato nelle BAT risulta anacronistico per valutare l’adeguatezza di un impianto alle migliori tecnologie disponibili. Il 2% di polveri liberate in atmosfera si tradurrebbe in circa 30 kg/h: in altri termini, nell’ambito di ogni ciclo di lavorazione, cioè ogni 50 minuti, un’intera fase di carica, di quelle critiche, non verrebbe captata e abbattuta: il territorio dell’intera valle, e  non solo della valle, si renderebbe immediatamente conto di cosa significa rilasciare in atmosfera il 2% delle polveri generate dall’attività. Questa situazione è stata superata quando nel comparto delle acciaierie è stato introdotto il sistema secondario di captazione delle emissioni, anche nelle sue versioni più primordiali e non particolarmente efficienti, cioè negli anni ’80. In realtà la tecnologia per il presidio dei forni elettrici rende disponibili e implementabili ulteriori soluzioni  di miglioramento della situazione osservata, con le quali risulta realistico prevedere di potere migliorare in misura apprezzabile l’efficienza di captazione anche per le cariche critiche” (allegato 2 (Perizia Borroni) pag. 36).

CONCLUSIONI

Riteniamo in conclusione, che la popolazione di Borgo stia respirando quantità non necessarie di polveri pericolose proveniente dall’acciaieria!

Pertanto chiediamo che vengano fatti al più presto i lavori strutturali per contenere le emissione diffuse dalla zona forno. Questo intervento non va confuso con le due cappe di recente istallazione in zona colata continua e demolizione tini, interventi comunque necessari. La maggior parte delle emissioni diffuse si producono nella zona forno.

E che venga subito fermato l’impianto fino ad emissione di una nuova AIA che contenga i correttivi per le emissioni diffuse da forno, secondo le normative sopracitate!

 

 

 

[1] Il BAT Reference Document (BREF) sulle acciaierie: “Iron and Steel Production” (2013) a pag. 588–89 riporta le seguenti definizioni (traduzione letterale).  Emissioni Diffuse: Le emissioni diffuse si verificano durante il normale funzionamento, come la movimentazione, trasporto di carbone e coke, dai letti di miscelazione del carbone, dai tubi di ascensione, dai “coke pushing” e “coke quenching” (parti dell’impianto cokeria ndr); se non catturate possono essere liberate dal tetto, dai portelloni, dalle finestre o dal materiale stoccato. La minimizzazione è possibile solo attraverso la prevenzione e/o ulteriore trattamento dopo la loro trasformazione in emissioni canalizzate (cioè catturandole). Emissioni Fuggitive: Le emissioni fuggitive si verificano durante il funzionamento irregolare da perdite alle batterie, ad es. a causa di perdite da condotti, porte del forno, flange, ecc. o da impianti di prodotti secondari. Per ridurre al minimo (queste emissioni), la prima opzione è la prevenzione con una buona manutenzione. Composti IPA, come benzo (a) pirene (BaP) e benzene hanno un ruolo importante per quanto riguarda le emissioni fuggitive. (N. d. R. Gli esempi usati nel testo sopracitato si riferiscono alle cokerie, non presenti nelle acciaierie elettriche come quella di Borgo Valsugana, ma risulta ugualmente chiara la distinzione fra le due tipologie di emissioni)